Atalanta, Palladino Nuovo Ct: Crisi e Stop per Dovbyk

L’Atalanta ha raggiunto un accordo con Raffaele Palladino per la panchina nerazzurra. Il club bergamasco esonera Ivan Juric dopo una serie di risultati deludenti in Serie A. Questa mossa arriva in un momento critico, aggravato dall’infortunio di Artem Dovbyk.

La società orobica annuncia il cambio di guida tecnica il 9 novembre 2025. Juric, subentrato a Gian Piero Gasperini a giugno, non convince più i dirigenti. Solo due vittorie in undici partite segnano il peggior avvio della sua carriera nel massimo campionato.​

Pertanto, i vertici dell’Atalanta optano per un rilancio immediato. Palladino, ex allenatore di Monza e con esperienze positive in Fiorentina, firma un contratto fino al 2027. L’ufficialità potrebbe arrivare entro pochi giorni, permettendo al tecnico campano di debuttare presto.​

La crisi dell’Atalanta affonda le radici in un rendimento altalenante. La sconfitta per 0-3 contro il Sassuolo, subita l’8 novembre allo Gewiss Stadium, rappresenta la goccia che fa traboccare il vaso. Fischi del pubblico e tensioni interne culminano nell’esonero di Juric.​

Inoltre, la squadra colleziona appena 13 punti dopo undici giornate. L’ultima vittoria risale al 21 settembre, inaugurando un digiuno di successi che dura quasi due mesi. Questa striscia negativa minaccia le ambizioni europee dei nerazzurri.​

Juric, arrivato con grandi aspettative come “figlio” di Gasperini, non riesce a imprimere il suo stile. La difesa appare fragile, con troppi gol subiti da squadre di medio livello. Il Sassuolo, neopromosso, umilia gli orobici con una doppietta di Berardi e un gol di Pinamonti.​

Tuttavia, Antonio Percassi, presidente dell’Atalanta, decide di agire con decisione. L’esonero arriva a sorpresa, ma era nell’aria dopo il ko casalingo. Ora, il club punta su Palladino per invertire la rotta.​

Raffaele Palladino emerge come scelta naturale per la sua conoscenza della Serie A. A Monza, guida la squadra alla salvezza con un gioco propositivo e risultati convincenti. La sua esperienza alla Fiorentina rafforza il profilo, dove ha gestito giovani talenti con mano ferma.​

Per di più, Palladino conosce bene l’ambiente bergamasco. Il contratto pluriennale testimonia la fiducia dei dirigenti nella sua visione tattica. Lui promette di instillare grinta e organizzazione, qualità mancanti ultimamente.​

L’arrivo di Palladino coincide con un calendario fitto. Dopo la pausa per le nazionali, l’Atalanta affronta il Napoli in trasferta. Questa partita diventerà il primo banco di prova per il nuovo tecnico.​

Nel frattempo, l’infortunio di Artem Dovbyk complica ulteriormente lo scenario. L’attaccante ucraino, acquistato in estate per rinforzare l’attacco, subisce una lesione al tendine del retto femorale sinistro. Gli esami del 9 novembre confermano uno stop di quattro a sei settimane.​

Quindi, Dovbyk salterà le sfide di novembre e dicembre, inclusa l’Europa League. Il suo rientro slitta al gennaio 2026, a seconda della riabilitazione. Questa assenza priva l’Atalanta di un bomber in forma, autore di gol decisivi nelle prime uscite.​

Dovbyk, arrivato dal Girona con un pedigree europeo, incarnava le speranze offensive. La sua velocità e potenza hanno illuminato le partite iniziali. Ora, Palladino deve reinventare l’attacco senza di lui, affidandosi ad alternative come Retegui o i giovani della cantera.​

La crisi nerazzurra non si limita al campo. Lo spogliatoio mostra segni di frammentazione sotto Juric. I giocatori, abituati al dominio di Gasperini, faticano ad adattarsi al nuovo corso.​

Tuttavia, Palladino porta un approccio fresco e motivazionale. Il tecnico campano eccelle nel gestire gruppi underdog, trasformandoli in squadre compatte. La sua filosofia, basata su pressing alto e transizioni rapide, potrebbe ridare identità all’Atalanta.​

Inoltre, il club gode di una solida base. Talenti come Koopmeiners, Scamacca e Ederson rimangono pilastri. Palladino dovrà valorizzarli per scalare la classifica e puntare alle coppe.​

L’esonero di Juric solleva interrogativi sul futuro del croato. Dopo esperienze a Roma e Torino, questa parentesi bergamasca si chiude prematuramente. Lui lascia con rimpianti, ma pronto per nuove avventure.​

Per l’Atalanta, invece, si apre un capitolo di rinascita. Palladino assume la guida in un momento di transizione post-Gasperini. Il suo obiettivo primario resta la zona europea, ancora raggiungibile con una rimonta.​

L’infortunio di Dovbyk accentua le difficoltà in attacco. Senza il centravanti ucraino, la squadra perde fluidità. Lo staff medico monitora il recupero, ma le settimane di assenza pesano sul morale.​

Pertanto, Palladino integra soluzioni tattiche immediate. Un 4-3-3 flessibile o un falso nueve potrebbero emergere nelle sessioni di allenamento. I giovani della Primavera offrono opzioni valide per coprire il vuoto.​

I tifosi nerazzurri accolgono il cambio con ottimismo cauto. Dopo anni di successi sotto Gasperini, l’Atalanta cerca stabilità. Palladino, con il suo carisma, potrebbe riconquistare la fiducia del pubblico.​

Inoltre, la dirigenza Percassi dimostra reattività. L’investimento su Palladino riflette una strategia a lungo termine. Il club mira a competere su più fronti, inclusa la Champions League futura.​

La Serie A osserva con attenzione questa mossa. Squadre come Napoli e Inter, rivali dirette, notano la debolezza atalantina. Palladino deve imporre il suo marchio fin da subito per sorprendere.​

In Europa League, l’Atalanta affronta impegni delicati senza Dovbyk. La qualificazione resta un imperativo, nonostante la crisi domestica. Palladino eredita una rosa talentuosa, ma bisognosa di coesione.​

Infine, questo periodo segna una svolta per i bergamaschi. L’arrivo di Palladino e il recupero di Dovbyk delineano un orizzonte positivo. La squadra risponde con impegno, pronta a dimostrare il suo valore.

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