Il governo italiano ha pianificato di ottenere circa 4 miliardi di euro dalle banche e dalle assicurazioni nel 2026 attraverso misure fiscali contenute nella legge di bilancio. Queste entrate finanzieranno tagli alle tasse e aumenti della spesa per 18,7 miliardi di euro, con focus su famiglie a reddito medio e investimenti industriali. Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha sottolineato che il settore finanziario ha beneficiato delle azioni governative, giustificando il contributo.
Le misure principali includono l’obbligo per le banche di spalmare le accantonamenti per perdite su prestiti su cinque anni, con deduzione dal reddito imponibile. Inoltre, l’IRAP per banche domestiche e assicurazioni salirà di due punti percentuali, dal 6,65% al 8,65% per le prime e dal 7,90% per le seconde. Queste scelte genereranno risorse immediate per lo Stato senza aumentare il carico fiscale complessivo sul settore.
Il pacchetto di interventi sul comparto finanziario vale oltre 11 miliardi di euro fino al 2028, come indicato nel Draft Budgetary Plan inviato alla Commissione Europea. Altre disposizioni limitano la deducibilità delle spese per interessi e tassano le esenzioni sui dividendi da partecipazioni oltre il 10%, colpendo sia banche che imprese non finanziarie. Queste regole mirano a un’equità contributiva, considerando i profitti elevati delle banche dai tassi BCE.
Giorgetti ha difeso la manovra davanti al Parlamento, notando che la consolidamento fiscale ha ridotto i tassi sul debito pubblico, favorendo funding più economici per gli istituti. Il settore bancario e assicurativo ha guadagnato da garanzie statali durante la pandemia e da politiche espansive. Di conseguenza, il governo vede giusto un “contributo solidale” per sostenere la crescita inclusiva.
L’Italia punta a un deficit al 2,8% del PIL nel 2026, scendendo dal 3% stimato per il 2025, in linea con le regole UE. Queste entrate copriranno parte dei 9 miliardi di euro per la riduzione dell’IRPEF principale. Il bilancio triennale include tagli fiscali espansivi, bilanciati da razionalizzazioni della spesa e contributi settoriali.
L’Associazione Bancaria Italiana (ABI) ha accolto le misure con pragmatismo, concordando sull’estensione del congelamento degli asset fiscali differiti (DTA) fino al 2028. Originariamente per 2025-2026, questa sospensione genera liquidità immediata per lo Stato senza imposte aggiuntive. L’ABI ha riunito il comitato direttivo per confermare il sostegno alle finanze pubbliche, in cambio di stabilità regolatoria.
Le banche italiane, con un CET1 ratio medio del 15,5%, assorbono bene questi oneri. Risultati solidi come quelli di FinecoBank nel terzo trimestre, con utili superiori alle attese, e l’aggiornamento al rialzo degli obiettivi di MPS dimostrano resilienza. Il settore ha accumulato accantonamenti per perdite su prestiti post-pandemia, equivalenti a 40 punti base per UniCredit e 20 per Intesa, che ora lo Stato sfrutta.
Giorgetti ha ribadito che le banche limitano il credito senza garanzie pubbliche, nonostante profitti da tassi alti. Il contributo del 2026, circa 4 miliardi, include anche una tassazione sostitutiva sulle riserve non distribuibili da 6,7 miliardi legate alla windfall tax del 2023. Applicando un’aliquota del 26%, lo Stato incasserebbe 3 miliardi, riducendo la rate dal 40%.
Questa strategia si inserisce nella difesa della manovra per la competitività. Garanzie statali e riforme dei capitali, come la recente modifica del TUF con soglia OPA al 30%, facilitano operazioni finanziarie. Le banche trarranno benefici indiretti da maggiore dinamismo nei mercati, ma devono contribuire per finanziare welfare e investimenti.
Il deficit di ottobre a 19,7 miliardi non altera i piani. Entrate fiscali in crescita del 4% da lotta all’evasione supportano il target. Proiezioni UPB indicano debito stabile al 138% del PIL nel 2026, con crescita nominale al 3% trainata da export e PNRR.
Le assicurazioni, con asset gestiti in aumento, affrontano IRAP più alto e limiti su dividendi. Il settore, che ha contribuito 1 miliardo annuo in passato, vede misure “affordabili” secondo Giorgetti. Tuttavia, l’ABI avverte che oneri eccessivi potrebbero comprimere margini netti di interesse già sotto pressione.
Piazza Affari ha reagito con cautela. Volumi in calo il 7 novembre riflettono attesa pre-Moody’s, ma titoli bancari come FinecoBank salgono post-risultati. Lo spread BTP-Bund a 175 punti base rimane stabile, con mercati che scontano basso rischio di downgrade nonostante debito al 141%.
L’UE monitora le misure per compliance al Patto di Stabilità. La Commissione elogia la traiettoria discendente del deficit, aprendo a flessibilità per defense e transizione verde. L’Italia, terza economia eurozona, usa questi contributi per attrarre 190 miliardi PNRR senza sanzioni.
Confindustria approva l’approccio, notando che entrate da banche finanziano tagli IRPEF per imprese. Manifattura in lieve ripresa (PMI 49,9) beneficia di crediti agevolati. PMI del Sud guadagnano da incentivi, riducendo divari territoriali.
Il FMI raccomanda consolidamento fiscale mirato. Profitti bancari, superiori al 10% ROE, giustificano contributi, ma avverte su produttività anemica. Riforme come l’euro digitale, sostenuto dall’ABI con costi dilazionati, integrano il piano.
Investitori istituzionali, con 40% del debito sovrano, valutano impatti. Banche come Intesa e Unicredit mantengono solidità, con overlay su perdite prestiti intatti. La tassazione sulle riserve sblocca liquidità, ma ritarda dividendi.
Giorgetti ha incontrato rappresentanti ABI, confermando dialogo. Le banche evitano “imposizioni”, ma accettano DTA esteso per evitare IRAP più alto. Questo compromesso preserva relazioni, essenziale per credito all’economia reale.
Le famiglie medie guadagnano da tagli IRPEF del 9 miliardi triennali. Spese per welfare e infrastrutture, finanziate dai 4 miliardi, sostengono consumi. Occupazione al 62,8% bilancia pressioni fiscali.
Opposizione critica favoritismi, ma approvazione cabinet rafforza maggioranza. Meloni celebra “equità contributiva”. Implementazione dal 2026 con decreti attuativi.
Per il settore assicurativo, IRAP al 7,90% riduce margini su premi. Tuttavia, crescita asset under management mitiga effetti. Il pacchetto triennale genera 11 miliardi, con 4,3 per il 2026 solo.
L’asta BOT del 12 novembre testerà liquidità bancaria. Rendimenti bassi favoriscono, ma contributi fiscali aumentano costi funding. Successo rafforzerà credibilità pre-budget.
Esperti BNP Paribas notano finanze pubbliche in miglioramento. Q2 negativo dello 0,1%, ma proiezioni positive. Contributi bancari sostengono ROE settoriale al 12%.
UE apprezza transizione ordinata. Italia ispira partner periferici. CMU beneficia da capitali privati stimolati.
Analisti Equita prevedono spread stabile. Titoli bancari +5% post-budget. Mercati scontano 2,8% deficit.
Misure Fiscali Dettagliate
Accantonamenti prestiti: Spalmatura su 5 anni, deducibili dal reddito. IRAP +2 pp: Da 6,65% a 8,65% banche, 7,90% assicurazioni. Genera 4 miliardi 2026.
DTA esteso: Congelamento 2025-2028, liquidità immediata. Tassazione riserve: 26% su 6,7 miliardi da windfall 2023, 3 miliardi incasso.
Limiti deduzioni: Spese interessi e perdite passate ridotte. Esenzioni dividendi >10%: Tassa 3 miliardi triennali.
Impatto sul Settore Finanziario
Banche: CET1 15,5% assorbe, ma NIM compresso. Assicurazioni: Margini premi giù, AUM cresce. ABI: “Affordabile”, ma vigilanza su crediti.
ABI dialogo: Estende DTA per stabilità. Settore beneficia da riforme TUF e euro digitale.
Prospettive per Bilancio 2026
Deficit 2,8% PIL: Da 3% 2025. Spesa 18,7 miliardi: Tagli IRPEF 9 miliardi, investimenti. Crescita 0,7%, debito 138%.
PNRR: 190 miliardi UE, funding diversificato. Confindustria: +15% M&A da riforme.
In conclusione, i 4 miliardi dalle banche finanziano una manovra espansiva equilibrata. Il governo Meloni bilancia crescita e austerity, con settore finanziario partner. Successo dipende da execution e contesto UE.
Questa analisi integra documenti budget e dichiarazioni Giorgetti. Contributi settoriali rafforzano credibilità. Evoluzioni fiscali guideranno 2026.
